
Il terribile flop de Il cubo 2 ha portato la Lions Gate Entertainment (una delle case di produzione di questo progetto insieme Mad Circus Films e la Cube Forward Productions Corp.) a cercare per chiudere la trilogia (in quel periodo storico era diventato un bisogno quasi inevitabile) un’idea diversa e che potesse in qualche modo riprendere gli elementi vincenti del primo film magari evolvendoli.
Tra gli script portati in visione fu accettato quello di Ernie Barbarash, autore statunitense che all’epoca non aveva alle spalle neanche un lungometraggio. E mai scelta fu più sbagliata. Cube Zero è l’antitesi visiva e concettuale del primo film ed è riuscito, compito non assolutamente facile, a fare peggio del suo predecessore (Hypercube per intenderci).
L’idea è quella di portare lo spettatore agli albori dell’origine del cubo, cercando di dargli una motivazione sociologica precisa: persone condannate a morte che accettavano di essere sottoposte a qualche esperimento. Ovviamente questo sotto la supervisione di una qualche potenza governativa (d’altronde non si poteva più tornare indietro rispetto a quanto detto nella parte finale del secondo). E se questa era già un’idea azzardata almeno per il suo non essere più concettualmente bordeline, ancor di più lo è stata quella di utilizzare per la prima volta una narrazione alternata tra dentro e fuori il cubo. In questo modo, anche per la maniera orribile con cui è stato fatto, si è completamente smarrita l’anima di questo progetto cinematografico trasformandolo in un film normale fatto male.
Il fatto che Il Cubo (nella recensione ho specificato molto questa questione) abbia scelto di puntare tutto sul corpo e non sul perché e sulla fine, ha permesso ai suoi successori di avere praticamente carta bianca non essendoci nessun riferimento da rispettare. Se avevo criticato le scelte fatte in Hypercube, quelle de Il Cubo 3 rasentano quasi la follia per il festival della banalità che si raccontano. Parlare di un futuro prossimo non si concilia per nulla con l’idea di base cha avevamo, esattamente come il meccanismo di identificazione delle stanze (di una puerilità disarmante), il modo di controllo di esse e soprattutto, come sono usciti i due protagonisti (per non parlare della fuga finale della ragazza). Il ponte cercato tra la fine di questo film e l’inizio del primo è veramente terrificante e a conti fatti tenta di annichilire tutto il castello creato da Natali sul l’indole umana e l’importanza del caso e della fortuna.
A proposito di Natali (oltre a ribadire che trovo assurdo anche in questo caso la mancanza di un qualche riferimento, alla fine l’idea è sempre la sua) me lo immagino, sempre che ha avuto il coraggio di vederlo, tra il basito e lo schifato di fronte a questo spettacolo. Hypercube per quanto pessimo, un minimo di continuità l’aveva lasciata, qui non c’è più nulla e tutto è diventato confuso, appiccicato, grottesco e …brutto. E stavolta neanche il ricordo ha permesso di ammorbidire la visone, troppo scialba e irrispettosa la trama per permettere qualcosa di idealmente assimilabile e/o accettatbile.
Premettendo che la recitazione è stata pessima in tutti, due parole credo che la meriti il personaggio Jax e questo perché mi ha dato da subito l’impressione di essere lo specchio della rovinosa caduta di questo progetto. Scegliere una specie di pazzo con un occhio di vetro quale ministro per il controllo del cubo e una delle idee più squallide che io ricordi e va in netta contrapposizione a quanto avevo sostenuto sulla genialità dell’idea del primo film. E la colpa non può essere ascritta ai due autori dei sequel/prequel, scrittori e registi non all’altezza ci sono e ce ne saranno sempre, quanto a chi tali script li ha accettati e finanziati. Possibile che nell’arco di 7 anni questo è stato il massimo che si sia riuscito a trovare? Era davvero necessario, dopo il flop del secondo progetto, visto che poi un minimo di chiusura l’aveva, andare avanti per “donarci” questa mortificante spiegazione?
La domanda è ovviamente retorica anche se poi va ammesso che l’influenza secondo/terzo film sul primo non è stata cosi invadente come in altri casi. Istintivamente la magia de Il Cubo è rimasta immutata, quasi che l’inconscio sia riuscito a tenere distinto quello che era un gran pezzo di cinema di genere con qualcosa che con il cinema in generale c’entrava veramente poco.
Jonhdoe1978
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