
Si può riuscire a far ridere trattando un argomento serio? Certo che si può…anzi, si deve!
A questa domanda risponde appieno Come non detto e, nonostante siano già passati quasi dieci anni dalla sua uscita nelle sale, l’ opera prima del regista Ivan Silvestrini sceneggiata da Roberto Proia, oltre ad essere divertente e mai banale, risulta ancora di un’ inaspettata freschezza.
E’ però una freschezza dal triste retrogusto, poiché a pellicole (e commedie) incentrate sulla difficoltà a fare coming out e a dichiarare al mondo le proprie preferenze sessuali, dovremmo ormai essere avvezzi. Dovremmo. E invece nonostante in Italia siano stati realizzati prodotti come Il Vizietto di Édouard Molinaro e Mine Vaganti di Ferzan Özpetek e siano arrivati dall’ altra parte dell’ oceano In & Out di Frank Oz e Brokeback Mountain di Ang Lee, l’ omofobia dilagante della quale la società è fradicia impone alle produzioni cinematografiche nostrane di dover trattare determinate tematiche con ancora troppi scrupoli.
Succede così che nel 2012 mentre negli Stati Uniti va in onda per la NBC la brillante Serie TV The New Normal, dove una coppia gay è alla ricerca di una madre surrogata per coronare il sogno di essere genitori, in Italia Come non detto riesce nel suo intento di divertire il pubblico facendolo pensare, ma è costretto a camminare col freno a mano tirato e lasciare in testa quella sensazione tipo “Se solo…”, per di più considerato l’ ottimo prodotto costruito.
Silvestrini riesce con audacia, genuinità e non poca intelligenza a centrare il bersaglio, ma per non condannare pregiudizi e maldicenze e ritrovarsi assaltato da orde di bigotti armati di forcone e libri sacri, è costretto ad esecrare in toto la drammaticità che avvolge l’ argomento principe, per focalizzare l’ interesse sull’ evoluzione interiore del protagonista e di chi gli sta accanto, mentre affronta una scelta che, volente o nolente, gli cambierà per sempre la vita.
La trama e l’ intreccio, in effetti, sono un po’ scontati, ma il regista ha saputo aggiungere brio a tutto ciò che inizialmente può sembrare prevedibile e stereotipato, impegnandosi inoltre nello scandagliare a fondo ogni episodio della sceneggiatura. Molto ben equilibrate anche ilarità e meditazione, quasi sempre ad ultimare i momenti più riflessivi della pellicola ci sono sempre chiuse comiche, mai volgari e lontane anni luce da clichè.
Di sicura importanza per la riuscita del film è senza ombra di dubbio la scelta del Cast. Un perfetto e variopinto puzzle formato da attori di esperienza ed immensa bravura come Ninni Bruschetta, Monica Guerritore e Lucia Guzzardi (rispettivamente Rodolfo, Aurora e Iolanda, il papà, la mamma e la nonna del protagonista Mattia), attori affermati come Francesco Montanari (gradevole e quasi irriconoscibile nei panni di Giacomo, l’ amico Drag Queen), una manciata di volti noti come Valeria Bilello (Stefania, l’ amica del cuore), Valentina Correani (Samantha, sorella costantemente incinta) e Andrea Rivera (il cognato Bernardo, soprannominato “Pistone” per intuibili ragioni) e gli esordienti Josafat Vagni (Mattia), José Dammert (Eduard, il fidanzato spagnolo) e Alan Cappelli Goetz (Christian, il bulletto).
Tutti pezzi dissimili e di valore (tranne lo spagnolo che risulta da subito antipatico e lo conferma con l’ andare degli 81’ del film), ma che si incastrano a meraviglia fra loro e fra cui spicca a sorpresa proprio l’ esordiente protagonista, autore di una prova più che egregia e che fa ben sperare per il prosieguo della sua carriera artistica.
Il suo Mattia è ricco di sfumature ed è impressionante il modo in cui arriva a trasmettere una ad una le paure saggiate su se stesso durante tutto il percorso che lo ha portato dalla scoperta della sua diversità, al coraggio di palesare il segreto che lo angoscia al suo piccolo mondo, passando con naturalezza dai toni comici della prima parte a quelli decisamente toccanti del finale.
Come non detto è una commedia che senza pretese sa far ridere su una tematica che (purtroppo) in Italia, difficilmente è immune dal sapore di dramma, raccontando ciò che ha da dire con criterio e riuscendo inoltre a non macchiarsi di stereotipi. Una pellicola che tutti, nessuno escluso, dovrebbero vedere.
Nota a margine: fa sorridere (un po’ amaramente) guardare il personaggio di nonna Iolanda della Guzzardi, ossessionata dai germi e consumatrice seriale di igienizzante per le mani. Una simpatica caratterizzazione che si è trasformata in un gesto di routine quotidiana, simbolo di questo ultimo anno e mezzo da incubo.
Alessandrocon2esse
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