
Cosa accadrebbe se, a loro insaputa, si mettessero insieme una giornalista di riviste patinate che fa di tutto per farsi mollare dal suo uomo (per scriverci un articolo) ed un pubblicitario che per una scommessa deve, in tutti i modi, tenersi vicino la sua donna per almeno dieci giorni?
Nonostante l’ intrigante appeal di una sfida all’ ultimo sangue fra l’ indagine giornalistica e la giocata machista, il risultato finale resta (purtroppo) la classica commedia sentimentale dove ogni spettatore sa, già dai primi fotogrammi, come andrà a finire il film.
Allora come si spiega, nonostante la severità dei critici di mezzo mondo, l’ ottima accoglienza del pubblico a Come farsi lasciare in 10 giorni? E come si può, proprio in virtù dello scontato finale di cui parlavamo, resistere alla tentazione di cavarsi via gli occhi per ben 116’ e addirittura considerare il film fra le migliori commedie prodotte del 2003?
Un minimo di merito va dato sicuramente agli sceneggiatori ed al regista Donald Petrie. I primi capaci, attraverso continui capovolgimenti e “divagazioni” (vedi il simpatico gioco Balle), di rendere il meno banale possibile una trama fin troppo tirata per i capelli; il secondo, forte delle precedenti esperienze con Mystic Pizza, Due irresistibili brontoloni e Miss Detective, sa bene come ammiccare al pubblico ed ha nel suo bagaglio l’ esperienza necessaria a donare un buon ritmo alla commedia.
Di certo la stupenda, precedentemente candidata all’ Oscar per Quasi Famosi e sempre più brava Kate Hudson e l’ ancora immaturo ed adoratissimo dal pubblico femminile Matthew McConaughey, sono le colonne che reggono in piedi l’ insicura stamberga. Affiatati, accattivanti e bellissimi da vedere. Forse poco inclini all’ identificazione dello spettatore, ma solo perché alla loro palese bellezza, va aggiunto quel tocco di glamour e ricchezza della New York modaiola che Petrie ha scelto di mostrarci.
Ma la magna benemerenza del successo di Come farsi lasciare in 10 giorni è da attribuire quasi del tutto all’ indulgenza del pubblico e a quella sua straordinaria capacità di mettersi seduto e godersi un film per quello che è, senza aspettative né fronzoli tecnici e divertirsi ad osservare le scappatoie escogitate dai protagonisti sullo schermo, di fronte agli ostacoli che di volta in volta li travolgono…seppur siano essi ordinari e prevedibili.
Come farsi lasciare in 10 giorni non sarà sicuramente una commedia capace di resistere al passare del tempo, ma ha le adeguate skills per esercitare una forte presa sullo spettatore e collocarsi una spanna sopra ad altre analoghe pellicole sui generis. Figlia di un’ epoca in cui un pizzico di “razzismo sessuale” che vuole la donna pettegola, appiccicosa ed assillante e l’ uomo conquistatore, fumatore di sigari e giocatore di poker, si intravedevano le basi per un (superficiale) gioco satirico e non un’ offesa ad un orientamento ideologico, determinate categorie di persone o alla libertà di opinione.
Alessandrocon2esse
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