
Quando si tratta di mostri sacri del cinema, per contenuti e longevità, pensare al loro film zero fa quasi impressione. Per quanto riguarda Robert De Niro il discorso è un po’ complesso anche se, dal mio punto di vista, questa origine coincide proprio con Ciao America!. Questo non è stato materialmente il primo progetto che lo ha visto dietro la macchina da presa, aveva preso parte a due film per il quale però non è stato accreditato e un altro The Wedding Party, sempre di De Palma, che però verrà distribuito solo anni dopo, ma è di certo quello che lo ha portato a essere conosciuto e, quindi, considerato.
Detto questo, che era più una nota di colore che altro, quello che sorprende di questo film (consideriamo che è il secondo in ordine di uscita del regista americano) è la completa assenza di filtri della storia. De Palma, ricordiamo che già era stato censurato proprio con The Wedding Party, con l’aiuto nella scrittura e soprattutto, nella produzione da Charles Hirsch, è autore di un film senza freni, che attacca in maniera diretta e quasi grottesca tutto il sistema americano a partire dal suo “comandante”. Il film, infatti, si apre e si chiude con le dichiarazioni dell’allora presidente Lyndon B. Johnson nel chiaro intento di rendere grottesco e fuori contesto le sue esternazioni. Si passa dalla meccanicità del sesso alla parodia e al disprezzo sociale verso gli omosessuali e gli estremisti con una decisione e una materialità quasi disarmante soprattutto, se si considera il periodo storico di riferimento. La stessa guerra viene quasi ridotta a ridicolo come se altro non fosse che l’ennesima spettacolarizzazione di una nazione priva di qualsiasi valore e volere e che è cosi cieca da non capire da dove arriva la vera minaccia. La storia dell’omicidio Kennedy è proprio l’esatta manifestazione di questa provvisorietà e soprattutto, della completa assenza di giudizio e raziocinio.
Tutto la vicenda, unita intelligentemente da alcune scritte a mo anni 30, ha e aggiungerei, purtroppo, un’altra caratteristica sorprendente: ha contenuti e messaggi assolutamente attuali e contemporanei. E se questa sensazione mi aveva parzialmente sorpreso quando a inizio anni ’90 lo avevo visto della prima volta, mi ha del tutto meravigliato riprovarla a distanza di 30 anni. Mi pare evidente che i motivi di tale risultato sono due: che l’uomo alla fine va avanti senza quasi muoversi e che De Palma era ed è un illuminato dell’idea e del racconto. La prima scena della finta finestra con De Niro narratore ha i tratti geniali del grande cinema e mostra come per far arrivare un messaggio “basta” creare in chi lo guarda l’immaginazione di cosa sta e potrebbe succedere. Potremmo definirlo il sogno cosciente per induzione, che poi è la vera magia del cinema e dell’arte in generale.
Come molti film dell’epoca, la distribuzione e la velocità di arrivo di un film, questo si che negli anni è cambiata, anche Ciao America! è arrivato nei vari paesi piano piano e con modalità e divieti diversi. Questo, però, non gli ha proibito di partecipare al Festival del cinema di Berlino e di vincere l’Orso d’argento. Mi verrebbe da dire che l’internazionalizzazione di queste manifestazioni all’epoca era limitatissima, ma non si può non sottolineare comunque il fatto che, seppur essendo un film diverso, è stato sia selezionato che premiato. Insomma, una dose di merito c’’è di certo.
All’inizio ho messo al centro del discorso Robert De Niro facendo magari credere che alla fine la sua performance abbia lasciato il segno o qualcosa del genere. Niente di tutto questo. Ciao America! ha il suo cuore nella coralità e nei vari messaggi che vuole mandare e ci riesce al di là delle singole interpretazioni che alla fine diventano quasi secondarie. Per carità, non dico che gli attori non facciano la loro parte, ma quello che rimane è ben altro. La superficialità degli istinti, bilanciata tra uomini e donne (e per l’epoca non era affatto scontato), arriva con la stessa intensità sia che il protagonista sia John (De Niro appunto) che Paul (Jonathan Warden) marcando cosi, mi ripeto, l’idea oltre la realizzazione, peraltro, impeccabile.
Ora, la domanda che può nascere spontanea è: possibile che questo film è tutto oro e che non abbia difetti? Come si spiegherebbero i giudizi negativi che negli anni si è portato dietro (pensate che su IMDB il voto medio è 5.7 su 10!)? Certo che ha dei difetti, il primo dei quali una parte iniziale girata troppo di fretta, ma non cosi tanti come si vorrebbe far credere. Personalmente, credo che De Palma abbia pagato l’irruenza dei contenuti e quella sensazione da novizio presuntuoso che nei primi anni si portava dietro. La cosa non sorprende, ci vuole comunque il pelo sullo stomaco per emergere in un mondo del genere, e non stupisce neanche che quest’opera sia stata rivalutata nel tempo, un po’ perché la storia del suo regista ha ristabilito il motivo di questo film e un po’ perché con gli anni si è avuta una libertà di azione e ricezione diversa.
Jonhdoe1978
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