
Cambierebbe il nostro approccio alla morte se sapessimo che essa coinvolgerebbe contemporaneamente tutto il mondo? Inutile prenderci in giro: assolutamente si. Nel trapasso, infatti, oltre alla normale paura dell’evento in se, tutti proviamo una sorta di invidia e non tanto verso il genere umano nello specifico, quanto per quello che noi ci perderemmo, affetti compresi, e gli altri no.
Cercasi amore per la fine del mondo, ingiusta traduzione del titolo originale Seeking a Friend for the End of the World, non si pone le domande da me sollevate nelle righe precedenti, ma prende come riferimento l’evento principale, un asteroide sta per abbattersi sulla terra senza più possibilità di salvezza, e ci racconta una storia. Il primo lungometraggio di Lorene Scafaria, oltre che diretto anche scritto, è un piccolo inno al senso della vita, al caso e alle seconde possibilità. Usa questo accanimento estremo, la fine del mondo, per sottolineare l’aleatorietà del tempo e di come esso non sia un parametro oggettivo per pesare l’importanza dei rapporti, vecchi o nuovi che siano. In mezzo alla normale follia, è ovvio che non essendoci più un parametro ne di quieta convivenza che di regole, il nostro istinto animalesco uscirebbe fuori, infatti, ci descrive la nascita, l’esplosione e l’eternità di un rapporto relegandolo, e qui per me sta l’enorme bravura, tra il normale e l’eccezionale. E’, infatti, normale che due persone si conoscono, si piacciono e vogliano stare insieme, è meno normale che questo accada in un momento in cui non c’è futuro e che ogni attimo è uno in meno rispetto alla fine. La domanda, a questo punto, che crea il film, dando per fatta la creazione di questa bolla meravigliosa oltre il tempo e lo spazio, è come approcciarsi a questo irrazionale innamoramento: essere disperati perché non c’è tempo per viverlo o essere felici per averlo vissuto anche solo per un secondo? Qui, evidentemente, non c’è risposta più giusta di un’altra e tutto sta nel personale modo di essere di ogni persona. E lo sa anche la Scafaria, tanto da racchiudere le due possibilità nei due personaggi principali, diversi per approccio, uguali nel risultato.
Il grande timore che si poteva avere per questo film era l’essere piatto. Sostanzialmente sapevamo l’epilogo sin dai primi minuti e giocarsi tutto solo nell’intermezzo non è mai stato semplice. Cercasi amore per la fine del mondo ci riesce, senza annoiare e dando, cosa fondamentale, sempre un qualcosa su cui riflettere. La storia ti culla senza struggersi e ti fa sorridere senza storpiare il cuore catastrofico che si porta dietro. Insomma, un perfetto mix tra inevitabilità, coraggio e soprattutto, eternità. Il senso che tutto non può scomparire, alla fine arriva, l’intensità invece varia, una volta appurata la capacità e l’accuratezza del progetto, solo dalla sensibilità di approccio all’argomento dello spettatore.
Steve Carell è un attore un filo sottovalutato. Riesce come pochi ad indossare con capacità e naturalezza sia i panni del comico che quelli drammatici senza, cosa fondamentale, smarrire mai il suo approccio alla narrazione e alla recitazione. Nel caso specifico, senza tanti giri di parole, mostra sia la parte sconsolata del suo personaggio che quella illuminata per un regalo, l’amore della vita, inaspettato quanto desiderato.
Keira Knightley, attrice che non ho mai apprezzato sino in fondo, stavolta funziona e lo fa con l’unica arma che gli ho sempre riconosciuto: la semplicità. Forza il giusto le situazioni, suo più grande limite, e dispensa sorrisi e lacrime quando serve.
L’altro grande obiettivo del film, evidentemente, era quello di creare l’effetto immedesimazione senza per questo evitare di dare una visione personale sulla questione. Impossibile, sotto questo aspetto, non mostrare, in un ambito del genere, chi decide di sballarsi dalla mattina alla sera, alcool e orge continue, o chi preferisce trincerarsi dietro la solitudine o, ancora, chi chiede o la fa finita prima accorgendosi che il percorso verso la fine è ancora peggio della fine stessa. E poi c’è il lato romantico, che è quello scelto da Lorene Scafaria, dove si preferisce non solo stare vicini e sdraiati vicino alla persona della vita, ma farlo nel pieno della lucidità e fino all’ultimo secondo. E’ ovvio che questa scelta è la più popolare, ma è anche quella che in qualche modo, come detto, risalta maggiormente il messaggio complessivo che il film voleva dare.
In pratica, Cercasi amore prima della fine del mondo vuole dirci che il tempo è prezioso e che dobbiamo in qualche modo ammorbidirci ed essere onesti e giusti con noi stessi soprattutto nell’amore e questo a prescindere se il mondo finisse domani o tra 1000 anni. Certo, concettualmente tra le due ipotesi c’è un abisso, ma i sentimenti una possibilità del genere la meritano, perché anche se non sarà per tutti insieme nello stesso momento, la dipartita prima o poi arriva e lasciare rimpianti nel cuore è forse uno delle peggiori cose che possiamo fare.
Jonhdoe1978























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