
TITOLI DI TESTA: mia cara Olimpia…
TRAMA: Negli anni ’80 c’avevamo Stallone, Schwarzenegger e Willis, che te salvavano il mondo con una canotta e un coltellino. Oggi, invece, c’avemo Gérard Butler, uno che sembra sempre sul punto di menarti anche se gli chiedi solo l’ora.
E così nasce Attacco al potere (Olympus Has Fallen, per quelli che c’hanno fatto l’Erasmus), la versione scozzese di Trappola di cristallo, solo con meno ironia e più bandiere americane che in un comizio repubblicano.
Uno di quei film d’azione che ti fanno venì voglia di controllà se per caso non l’hai già visto, perché tanto la trama è sempre quella: eroe solitario, governo in crisi, cattivi con l’accento sbagliato e bandiera americana che sventola pure nei cessi della Casa Bianca.
Ma andiamo con ordine. Gérard Butler è Mike Banning, ex agente dei servizi segreti, duro come il cemento e con l’espressività di una lastra di granito. Dopo un incidente che gli costa la carriera, si ritrova — per caso, ma proprio per caso eh — al posto giusto nel momento giusto: un gruppo di terroristi nordcoreani (di altre nazioni erano finiti) attacca la Casa Bianca, e lui deve salvare il Presidente (Aaron Eckhart) e, già che c’è, pure l’intera nazione.
Da lì parte il delirio: sparatorie infinite, esplosioni ogni tre secondi, il foglio del presidente che sembrava essere il cuore del film e invio e no, combattimenti corpo a corpo dove Butler mena come se stesse cercando il telecomando sotto il divano.
La Casa Bianca diventa un campo di battaglia degno di un videogame anni 2000, e ogni volta che pensi “vabbè, mo è finita”, spunta un altro cattivo, un’altra esplosione, un’altra frase eroica sparata con la stessa convinzione di chi ordina un caffè al bar.
Ce sta pure Morgan Freeman, poveraccio, che fa il vicepresidente e cerca di dare un po’ di dignità alla faccenda, ma l’unica volta che incute timore è quando chiede il caffè nero senza zucchero. Gli altri personaggi? Figurine di contorno, sacrificabili come nei film di Michael Bay, solo con meno fuochi d’artificio e più CGI da discount.
TITOLI DI COSA: Il problema di Attacco al Potere non è che sia brutto (ma manco bello) è che è già stato visto cento volte. Butler, come un novello Steven Seagal, salva tutti, il Presidente gli stringe la mano, bandiera al vento, musica patriottica, titoli di coda. Tutto talmente prevedibile che potresti raccontarlo a un bambino e lui ti anticiperebbe pure le battute. In sintesi: un film dimenticabile che si prende terribilmente sul serio, con un eroe che non sa sorridere e un copione che fa acqua come il Titanic. Se fosse un piatto, sarebbe pollo al microonde: lo mangi, ti sazia, ma dopo cinque minuti manco te ricordi d’averlo fatto.
EXTRA: e pensare che hanno fatto pure il sequel…vai a capì che altro se dovevano salvà!
Mklane























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