
In ambito cinematografico, come in quello letterario, ci sono temi che periodicamente vengono riproposti e questo sia per le numerose situazioni a essi collegati che si possono raccontare che, soprattutto, per la breccia che fanno nello spettatore. E questo a prescindere se egli è nuovo dell’argomento ma con una memoria indubbiamente tramandata, o vecchio e quindi conscio e predisposto.
Un gruppo di militari parte dall’Area 51 con un misterioso carico verso una destinazione ignota. A seguito di un incidente frontale tra uno dei mezzi armati e una macchina civile proveniente dalla direzione opposta, il suddetto conteiner segreto si ribalta danneggiandosi in maniera irreversibile. Dopo alcuni momenti di attesa, da esso esce uno zombi che, visto la sua enorme forza e velocità, morde tutti i sopravvissuti trasformandoli in pochi attimi anche loro in morti viventi. Tutto questo nelle vicinanze di Las Vegas che diventa cosi, la loro nuova meta.
Dopo il dibattuto Justice League, Zack Snyder ritorna a far parlare di se portando, anche stavolta sul piccolo schermo, un nuovo capitolo di uno degli argomenti più utilizzato dalla storia del cinema: gli Zombi. E devo dire che nonostante ci sia stato riproposto in tutte le salse, con risultati spesso disastrosi, il suo appeal con il tempo non passa e anzi riesce ancora a stuzzicare, soprattutto in chi ne ha già viste tante, la curiosità di valutare una nuova storia. Di certo questa volta tale curiosità era avallata sia dalla buona riuscita del primo film in assoluto diretto da Snyder, L’alba dei morti viventi, che per capire quale taglio innovativo o comunque, non scontato, visto il personaggio, la storia avrebbe preso. Il risultato è a mio avviso di un gran contenitore di citazioni più o meno illustri con sullo sfondo la sensazione di star assistendo al copione di un videogioco. Senza tirare fuori il classico esempio di Romero, utilizzato ormai ultimamente solo per assonanza di tema, è indubbio il chiaro rimando del titolo in questione a grandi classici del cinema sia per singole inquadrature che per proprio dinamiche narrative. E’ cosi troviamo la scena dell’elicottero verso il sole di Apocalypse Now, la tigre mutata in un mix tra Silent Hill e Walking Dead (appunto la di tigre di Re Ezekiel)e soprattutto, gestione e coincidenza di personaggio con Aliens – Scontro finale. Martin (Garret Dillahunt), infatti, è pressocchè identico per agire e motivazione al Burke del capolavoro di James Cameron, la persona che per un proprio personale tornaconto economico tradisce morale e compagni. E’ incredibile come la scena in cui taglia fuori gli altri per poi essere sorpreso e ucciso, in questo caso dalla tigre e nell’altro dall’Alien di turno, sia uguale.
Altro limite del film, seppur sostanzialmente ben concepito (la scena dell’intro è sensazionale) e ben strutturato, è la mancata identificazione in quasi tutti i personaggi. La maggior parte di loro, infatti, passa senza lasciare traccia, senza dare quel senso di appartenenza (a prescindere dagli ideali) che dovrebbero avere. Anche contro il Giuda della compagnia, il suddetto Martin, non si riesce ad avere il giusto odio, cosi come la comprensione e la pietà dovuta al protagonista nonostante la storia perfettamente indicata, non arriva mai a un livello simbiotico. Si ha cosi, più l’impressione di un bel castello visivo, Snyder è autore anche della fotografia, che di una produzione che voglia raccontare delle pieghe emotive di una situazione al limite. Questo non toglie che il messaggio della colpevolezza dell’uomo, del suo essere arrivista e opportunista anche di fronte alla morte e alla disperazione, arriva in pieno cosi come l’enorme sensazione che non sarebbe stata una storia circolare e chiusa anche se delimitata nello spazio. L’aver confinato l’intera battaglia, o meglio il tentativo di recupero del denaro, solo a Las Vegas, luogo in cui sono stati circoscritti gli Zombi, se da una parte ha dato un limite al raggio di azione fisico e morale dell’azione, dall’altro ha insinuato il dubbio che tale condizione sarebbe stata provvisoria. Insomma era impossibile aspettarsi un tutti felici e contenti, l’unica vera incognita era come sviluppare questo prevedibile buio futuro. E devo essere onesto alla fine l’idea di gestione della parte conclusiva è stata originale e accattivante seppur non sia riuscita a togliermi l’immagine di video game come detto all’inizio.
Assolutamente indovinata la conformazione comportamentale e sociale degli zombi, che invece di essere il classico branco allo sbando attratto solo dal sangue, assumono le sembianze di una rudimentale società simil umana con a capo un re e una regina. Una sorta di via di mezzo tra l’istinto e la sensienza vera e propria con un’organizzazione anche di battaglia, diversa e più complessa.
In questo film è come se Zack Snyder fosse voluto tornare alle origini svestendosi per un attimo dei panni scuri e tetri mostrati nelle opere DC, per un mondo più colorato e forte anche se altrettanto apocalittico, disincantato e crudele. Quello che ne emerge è un senso di solitudine condivisa da entrambe le specie, unite e divise dalla voglia di supremazia oltre che di cupidigia. Soprattutto l’uomo ne esce completamente sconfitto, schiavo senza appello della sete di ricchezza che va oltre le esigenze e le reali necessità che, visto l’andamento del mondo, sembrano più ideali che concrete. Ovviamente questa è la visione del suo autore che vede nelle nostre azioni più colpe che virtù, l’essere impossibilitati a liberarsi dal potere anche di fronte all’estinzione e alla morte.
D’altronde lo stesso albero può avere tanti rami e non sempre con la stessa conformazione o colore, l’importante è non vederlo magari, sospeso da terra perchè in tal caso non si tratterebbe più di un’idea o di una rispettabile rappresentazione personale ma di una irrazionale e deviata visione.
Jonhdoe1978
Ti è piaciuta la recensione? Seguici anche su Instagram e Facebook























Lascia un commento