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Amsterdam (2022) di Jonhdoe1978

⭐21 Novembre 2022 ⭐ Contrassegnato con: Amsterdam, Recensione Amsterdam

Amsterdan Interna

Quando si vive di opere intellettuali, film, libri o canzoni che sia (l’elenco sarebbe lunghissimo), il tempo può diventare un grande nemico. Man mano che passano i mesi senza aver avuto e/o sviluppato un’idea all’altezza, infatti, la frenesia può prendere il sopravvento facendo smarrire quella cura e quell’attenzione necessaria per un lavoro in linea con i precedenti.

Burt Berendsen (Christian Bale) è un medico con qualche problema di abuso di medicine e con un occhio solo, ricordo della guerra, che ha aperto uno studio per soli veterani, come lui, di guerra. Un giorno gli viene chiesto, come favore personale, di effettuare l’autopsia di Bill Meekins, essendo non convinta la figlia della naturale morte del padre. Accertata la natura dolosa, Burt, chiede aiuto al suo migliore amico, nonché avvocato, Harold Woodman (John David Washington) con il solo risultato di trascinare anche lui nel complotto che vuole addossare a lui la misteriosa morte del generale. Fuggiti per paura e costretti a dimostrare la propria innocenza si troveranno a fare i conti con il passato e con una situazione inaspettata e più grande di quello che avrebbero mai pensato.

Era dall’uscita del sufficiente ma non indimenticabile Joy, nel 2015, che non si avevano più notizie di David O. Russell. Nonostante il rinomato carattere arrogante ed orgoglioso, è indubbio che tanta assenza dai riflettori di Hollywood (se si escludono le solite interviste al passato a cui si è concesso) ha cominciato a pesargli, costringendolo, almeno dal mio punto e facendo seguito a quanto detto in premessa, a stringere i tempi per una nuova produzione. Il mondo del cinema, e non solo, infatti, può regalarti molto, ma anche toglierti subito tutto se si esce dal giro o si propongono cose non più all’altezza delle aspettative. E proprio questa fretta, insieme alla consapevolezza di aver abbassato la qualità degli ultimi due lavori (soprattutto in Accidental Love), è l’unica piccolissima attenuante a un film, Amsterdan appunto, che a caldo, in quel della Festa del cinema di Roma, ho definito inutile. Questa sensazione/considerazione cosi drastica mi ha “consigliato”, un po’ in contrato con la mia natura, ad aspettare qualche tempo prima di scrivere la recensione pensando magari, che per questo film fosse necessaria una qualche digestione supplementare. Probabilmente il mio inconscio, in barba all’oggettività, ha voluto dare una seconda chance a colui che in qualche modo mi aveva regalato momenti cinematografici meravigliosi. Purtroppo, tolta quella considerazione legata al tempo e alla frenesia, che poi poco hanno a che fare con la qualità del prodotto, non è stato possibile per me uscire da quella considerazione a caldo.

Amsterdam è un film che si è perso nella sua ambizione e che non è riuscito, per scrittura soprattutto, a centrare nessuno degli obiettivi che indubbiamente si era prefissato. La storia è tutto un rimando emozionale continuo, con una morale, evidente nelle intenzioni, sminuita e spersonalizzata. La metafora Amsterdam, da qui il titolo, quale luogo sospeso tra realtà e sogno e come spartiacque di qualsiasi altra decisione, è, soprattutto per gli sviluppi finali, malamente gestita e con un “tutto il mondo alla fine va bene” quale sua contraddittoria appendice. La stessa cospirazione è gestita con una superficialità quasi da novizio, la sensazione è di assistere a qualcuno che entra in un negozio per comprare un regalo e dopo aver toccato tutto senza soffermarsi in particolare su niente, si gira verso di te e senza indicare nulla ti chiede: quello ti piace?

La retorica degli ultimi secondi, in linea di principio ovviamente condivisibile, stride con il percorso risultandone cosi un’iperbole dolciastra non giustificata. La speranza nel futuro, legata alle scelte di persone ancora ancorate al principio di lealtà e uguaglianza, arriva in maniera cosi ovattata che è quasi sgradevole, come se il risultato fosse sproporzionato, e di fatto lo è, rispetto alla reale portata della storia.

Ma veniamo alla più gran controsenso del film e, se mai fosse possibile, al grande fallimento di David O. Russell. L’enorme cast scelto, con in testa l’ottimo Christian Bale, non sfigura completamente nonostante la labile e scialba sceneggiatura. In pratica gli attori sono riusciti a dare un senso ai loro personaggi oltre quello che era previsto e pensato. La sensazione che ho avuto dopo una manciata di minuti, infatti, è che da un certo punto in poi la lora interpretazione (pensiamo in particolare Margot Robbie) abbia seguito il personale pilota automatico e non le esigenze sbiadite del film. Questo controsenso, mi ripeto ma non c’è altro termine utilizzabile, è appunto, la vera sconfitta del regista neworkese che invece di far esaltare i suoi protagonisti ha avuto bisogno di loro per tenere almeno in piedi un qualcosa di profondamente, se non sbagliato, inutile.
Come la giro la giro non esco da questo termine, con un significato nel caso specifico, almeno personale, che va oltre il puro: se non lo si faceva era uguale! A questo infatti, gli associo un pizzico di fastidio morale e fisico ritenendo David O. Russell capace e sveglio. Mi spiego. Lui sapeva e sa perfettamente che uscire dal giro per troppo tempo (pandemia compresa) sarebbe stato pericoloso e cosi si è affidato a una storia “sicura” per ritornare. In pratica si è detto: non farò qualcosa di indimenticabile, ma funzionerà. Con il cast che ho poi!
E invece, questo è diventato il suo boomerang e tutti i sentimenti cercati, altruismo, amore, patriottismo e speranza, si sono piano piano dissolti nelle intenzioni.
Anche la mano di quel genio assoluto e inimitabile di Emmanuel Lubezki risulta a tratti tremante e questo non può che essere la lapide finale di un film che manifesta definitivamente la crisi del suo autore.

Jonhdoe1978

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Amsterdam

Amsterdam
4.9

Valutazione Complessiva

4.9/10

SCHEDA

  • Regia: David O. Russell
  • Anno: 2022
  • Durata: 134'
  • Genere: Giallo/Storico/Commedia/Drammatico

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