
Nel 1983, un giovane fan di James Bond di sette anni, Mark Haynes, incontrò Roger Moore all’aeroporto di Nizza. Viaggiava con suo nonno e riconobbe l’attore come l’agente segreto di cui era ammaliato.
Emozionato, chiese un autografo e Moore, gentile, firmò il retro del suo biglietto aereo. Tuttavia, quando lo guardò meglio, Mark notò che la firma diceva “Roger Moore”. Deluso, pensò che l’attore si fosse sbagliato e fece notare la cosa al nonno.
Suo nonno tornò dall’attore dicendogli che Mark era rimasto amareggiato, perché pensava fosse James Bond in carne ed ossa. Moore, con un sorriso complice, fece cenno al bambino di avvicinarsi. Si chinò, scrutò ai lati con aria circospetta e sussurrò: “Devo firmare come Roger Moore…Altrimenti Blofeld scopre che sono qui.” Chiese a Mark di mantenere il segreto, che lui, orgogliosamente, custodì.
Anni dopo, Mark si trovò a lavorare con Moore su un evento dell’UNICEF. Raccontò all’attore l’aneddoto e Moore, ridendo, finse di non ricordare. Più tardi però, mentre usciva, si fermò accanto a Mark, alzò un sopracciglio e gli sussurrò “Ovviamente ricordo il nostro incontro a Nizza. Ma non ho detto nulla lì dentro, perché uno di quei cameraman potrebbe lavorare per Blofeld.”
A 30 anni, Mark si sentì emozionato come quando ne aveva 7…e solo grazie a quell’uomo straordinario che era Moore.























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