
Ci sono città che non si limitano a fare da sfondo: respirano, consumano, respingono, cambiano pelle fino a rendere stranieri i propri figli.
La New York di A Thousand and One è una di queste: non la cartolina scintillante di Manhattan, ma Harlem tra il 1994 e il 2005, attraversata dalle politiche di “tolleranza zero” dell’era Rudolph Giuliani, dall’inasprimento dei controlli di polizia, dalla gentrificazione che avanza isolato dopo isolato e da un’idea di progresso che coincide spesso con l’espulsione silenziosa di chi quei quartieri li ha abitati, sofferti e difesi.
Dentro questo paesaggio urbano in trasformazione, A.V. Rockwell costruisce il suo esordio nel lungometraggio, premiato al Sundance Film Festival, come un dramma familiare ruvido e stratificato. Inez De La Paz (Teyana Taylor), giovane donna appena uscita da Rikers, ritrova Terry (Aaron Kingsley Adetola a 6 anni, Aven Courtney a 13 anni e Josiah Cross a 17 anni), un bambino finito nel sistema degli affidi. Lo porta via con sé, gli cambia identità con documenti falsi e prova a costruire ad Harlem una casa, una famiglia, una stabilità che lei stessa non ha mai conosciuto. Accanto a loro arriverà anche Lucky (Will Catlett), ex compagno di Inez, anche lui reduce dal carcere: non un padre esemplare, non un uomo risolto, ma una presenza intermittente e umanissima, capace a tratti di entrare in relazione con Terry meglio di chiunque altro.

Il film segue questa famiglia irregolare lungo più di un decennio, facendo crescere Terry attraverso i tre interpreti diversi sopracitati, e lasciando che la città muti insieme a lui.
Rockwell non racconta solo una maternità fuori norma, sospesa tra amore, illegalità e bisogno di riscatto; racconta anche il peso delle istituzioni su corpi e vite già marginalizzati. Inez compie un gesto indifendibile sul piano legale, eppure il film non la giudica mai in modo semplice. La osserva nella sua rabbia, nella sua fragilità, nella sua incapacità di comunicare senza ferire, ma anche nella feroce volontà di dare a Terry ciò che a lei è stato negato: una possibilità, un’appartenenza, un indirizzo da chiamare casa.
Il merito maggiore di A Thousand and One sta proprio nella capacità di tenere insieme il privato e il politico. Le voci dei sindaci, i notiziari, i cambiamenti urbanistici, i padroni di casa, la polizia, le strade che si ripuliscono cancellando chi le ha vissute: tutto entra nel film come pressione costante, mai semplice decorazione.
Harlem è personaggio, memoria e ferita aperta. La fotografia granulosa di Eric K. Yue e la musica discreta di Gary Gunn restituiscono un mondo caldo e livido, attraversato da R&B, rumori di strada e mattoni rossastri che sembrano trattenere storie destinate a sparire.

Teyana Taylor è il centro magnetico dell’opera. Sensuale, aspra, vulnerabile, esplosiva, compone una Inez piena di contraddizioni, difficile da amare e impossibile da liquidare. La sua prova dà carne e voce a un personaggio che spesso respinge proprio perché teme di essere respinto per primo. Molto efficace anche il lavoro sui tre Terry, soprattutto quando l’adolescenza porta alla luce l’incomunicabilità, il sospetto, il bisogno di verità.
Il confronto finale, con la rivelazione destinata a ridefinire tutto ciò che abbiamo visto, è il momento più forte del film: non cancella le ambiguità, ma le trasforma in dolore adulto.
Non tutto, però, trova piena compattezza. Rockwell a volte procede per accumulo, lasciando alcuni snodi troppo ellittici e alcuni personaggi, quello di Lucky in particolare, più intuiti che davvero approfonditi. La parte centrale risente di una certa dilatazione e il film, pur ambizioso, non sempre riesce a trasformare il suo materiale in un discorso universalmente limpido.
Resta talvolta la sensazione di un’opera più potente come contesto che come costruzione drammaturgica.

Eppure A Thousand and One possiede una verità emotiva non comune. Non è il capolavoro folgorante che alcuni riconoscimenti potrebbero far immaginare, ma è un esordio solido, personale, attraversato da uno sguardo autentico.
Una storia d’amore e resistenza, imperfetta e dolente, su una madre che sceglie di esserlo contro tutto e su una città che, cambiando volto, rischia di cancellare proprio chi l’ha resa viva.
Alessandrocon2esse























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