
Ci sono i film…poi ce stanno questi! Dopo i “Bellissimi di Rete Quattro”, una nuova puntata de i “Dimenticabili di Cineastio”.
TITOLI DI TESTA: seitan non ammesso
TRAMA: gli inviti a cena sò sempre un rischio. Quelle dove se magna male ma almeno bevi bene, dove te ritrovi a parlà co un cugino che fa crossfit e c’ha le braccia più grosse del tuo futuro, quelle dove il dolce lo servono in camera da letto e poi dove…finisci chiuso in un castello con un vampiro.
Che detta così pare na serata su Tinder finita male, invece è proprio la trama de A cena col vampiro — un film che negli anni 80 s’è preso la briga de mischià l’horror gotico, la commedia e la recitazione da sagra paesana….mica poco.
Ce stanno quattro giovani aspiranti attori (attualmente vecchi aspiranti attori) che vengono invitati da un misterioso regista — interpretato da un fantastico (e pure un po’ stitico) George Hilton — nella suo castello isolata. Lui, elegantone, sguardo ammaliante e sorriso da pubblicità del Fernet, li accoglie per una “cena speciale”. Già qui, uno che ha visto due film de troppo dovrebbe capì che finisce male. Ma loro no, loro ce vanno felici e contenti.
Il castello (Castello di Sammezzano in Toscana) è na roba assurda che nun trovi su Tecnocasa: muri che trasudano moquette, statue che te guardano male e un arredamento che pare scelto da un vampiro con la passione per i mercatini dell’usato. La regia, firmata Lamberto Bava, è tutto un delirio visivo: zoom che spuntano dal nulla, luci rosse sparate a caso, soggettive che te fanno venì il mal di mare. Ma, paradossalmente, è proprio sta confusione che rende il film uno scult — un incubo girato da uno che evidentemente s’era dimenticato dove stava il copione, ma se ricordava benissimo dove stava il vino.

Colui che impala il vampiro…
Durante la cena succede de tutto: risate finte, dialoghi che manco al doppiaggio de un porno, e poi la rivelazione — il regista è un vampiro vero. Non uno di quelli romantici alla Edward Cullen, eh, ma uno che se te vede dormì male, t’attacca al collo per sport. Da lì in poi, i quattro attori devono sopravvive alla notte, tra prove “artistiche”, trappole mortali e momenti di pura follia visiva. C’è pure una scena in cui il vampiro si autodistrugge in un modo che ancora oggi non s’è capito se fosse una scelta simbolica o un errore di montaggio.
TITOLI DI COSA: quello che rende A cena col vampiro una perla trash è proprio il suo non saper che film vuole esse. È horror? È satira del mondo del cinema? È una commedia involontaria? Probabilmente sì, tutto insieme, shakerato e servito con una spruzzata d’assurdo. E poi c’è Hilton, che recita come se fosse consapevole di quanto tutto sia ridicolo, e proprio per questo diventa un genio.In un certo senso, A cena col vampiro è come quella cena dove tutto va storto ma te diverti lo stesso: il vino è annacquato, la carne è cruda, ma ridi fino alle lacrime. Perché, diciamocelo, se accetti un invito a cena da un vampiro, te meriti esattamente quello che t’aspetta: un disastro meraviglioso.
EXTRA: una volta ho conosciuto un vampira che m’ha fatto un succhiotto…
Mklane
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