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The Hunt (2020) di Alessandrocon2eese

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The Hunt Interna

Nel panorama cinematografico recente, pochi film hanno attraversato il campo minato della polemica con lo stesso fragore di The Hunt di Craig Zobel: Ritirato dalle sale dopo le stragi di El Paso e Dayton, attaccato da Donald Trump prima ancora dell’uscita, il film ha assunto la dimensione di un caso mediatico prima ancora di arrivare al pubblico.

Distribuito infine in streaming nel pieno della pandemia, The Hunt è diventato suo malgrado un piccolo cult della quarantena. Un film che ha diviso, ha fatto discutere e, forse, è riuscito a graffiare più del previsto.

La trama parte da uno spunto classico e potente: dodici sconosciuti si risvegliano in una radura, imbavagliati, ignari del motivo per cui si trovano lì. Poco dopo, si rendono conto di essere le prede di una caccia all’uomo architettata da un’élite di liberal ricchi, colti, inclusivi e politicamente corretti… ma anche profondamente ipocriti e spietati. Il gioco è semplice, brutale e antico: la caccia più pericolosa è quella all’uomo.

The Hunt Interna 2

Il film, scritto da Damon Lindelof e Nick Cuse, si inserisce nel solco della satira sociale più feroce, prendendo a modello La decima vittima di Elio Petri, The Running Man di Paul Michael Glaser, Battle Royale di Kinji Fukasaku e la serie di film The Purge – La notte del giudizio. Ma qui l’azione è piegata a una riflessione ironica, velenosa e volutamente eccessiva sull’America contemporanea, polarizzata e sfiancata dal conflitto tra due visioni inconciliabili del mondo. Là dove Get Out di Jordan Peele denunciava il razzismo latente della sinistra bianca e progressista, The Hunt ne estremizza l’ipocrisia, mostrando un gruppo di “buoni” che massacrano con entusiasmo chi reputano moralmente inferiore.

A differenza delle solite dinamiche manichee, The Hunt non offre alcuna consolazione morale: non ci sono buoni, solo maschere che crollano. Le vittime, scelte per le loro esternazioni sui social, sono complottisti, razzisti, fanatici delle armi, redneck beceri e bigotti; i carnefici, invece, sono miliardari vegani, ambientalisti e paladini del politically correct. Il risultato è una galleria di personaggi grotteschi e caricaturali, specchio deformato di un’America che non sa più distinguere la realtà dalla sua parodia.

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La protagonista è Crystal Creasey, interpretata da una sorprendente Betty Gilpin, una ex militare dal volto imperscrutabile e dagli scatti di violenza fulminei. Con il suo sguardo rettiliano, l’andatura obliqua e i dialoghi lapidari, Crystal si muove come una creatura aliena in mezzo al delirio ideologico che la circonda. Il suo confronto finale con la villain Athena Stone, interpretata da Hilary Swank, è una danza coreografica di sangue e sarcasmo, un duello lungo, sadico e irresistibile che ricorda i migliori scontri tarantiniani e, almeno per quanto mi riguarda, l’infinita battaglia tra Peter Griffin e il pollo gigante Ernie.

Zobel dirige con mano sicura, alternando ritmi serrati a momenti di ironia surreale. Il tono è quello della black comedy più cattiva, dove ogni battuta smonta una certezza, ogni gesto rivela un cortocircuito morale. La violenza è stilizzata, ma mai estetizzata: è brutale, esagerata, a volte esilarante, come nelle migliori tradizioni del cinema di Serie B. Eppure, nonostante l’approccio pulp, il film non rinuncia a sollevare interrogativi disturbanti: chi ha il diritto di decidere chi è il “male”? Può la lotta al fanatismo trasformarsi essa stessa in fanatismo?

Il lavoro di scrittura di Lindelof, coerente con la sua poetica da Watchmen e The Leftovers, costruisce un meccanismo narrativo a orologeria, che si nutre di paradossi e ambiguità. Il film mette in discussione la logica binaria su cui si fondano molti dibattiti contemporanei, lasciando che sia lo spettatore a decidere di chi (non) fidarsi. Il tutto, però, con l’ammissione che forse è impossibile capirci qualcosa: in un mondo di verità distorte, ogni morale è destinata a essere sabotata.

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Certo, The Hunt è lontano anni luce dall’essere perfetto. Alcuni personaggi sono abbozzati, tante svolte forzate e la satira, per quanto brillante, a volte si compiace troppo del proprio cinismo. Ma è proprio questo eccesso che lo rende interessante: come un episodio live action di South Park di Matt Stone e Trey Parker, il film punta il dito su tutto e tutti, senza preoccuparsi di chi possa offendersi.

The Hunt è un film che diverte, disturba e fa riflettere.

Una satira feroce, un gioco al massacro in cui nessuno è innocente e tutti sono caricature di un’umanità allo sbando. Più che un manifesto politico, è uno specchio deformante della società dell’odio, dei social, delle comode verità.

Un film da vedere con lo stomaco forte e lo spirito critico acceso.

Perché in questo tiro al bersaglio globale, potremmo essere tutti nel mirino. O, peggio, dietro il fucile.

 The Hunt Interna 5

Alessandrocon2esse

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The Hunt

The Hunt
6.5

Valutazione Complessiva

6.5/10

SCHEDA

  • Regia: Craig Zobel
  • Anno: 2020
  • Durata: 90'
  • Genere: Thriller/Satirico

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