
Nome: Renato “René” Ferretti
Segni Particolari: È di Fiano Romano
Attività: Regista televisivo
Periodo di attività: Dal 2007 al 2022 (e drammaticamente contemporaneo)
René Ferretti non è solo un regista: è un manuale di sopravvivenza in formato umano.
Interpretato da Francesco Pannofino nella serie cult Boris, René è l’uomo che sognava di essere lo Stanley Kubrick nostrano e si è ritrovato a dirigere “Gli Occhi del Cuore” con protagonisti Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti) e Corinna Negri (Carolina Costantini). Non per scelta artistica, ma per mutuo.
Il suo celebre “Dai, dai, dai!!!” non è uno slogan motivazionale: è il suono dell’anima che lascia lentamente il corpo. René dirige fiction come un chirurgo costretto a operare con posate di plastica: sa perfettamente cosa andrebbe fatto, ma intorno a lui nessuno sembra interessato alla qualità, quanto alla consegna in tempo per il prime time.
Attori cani e soprattutto attrici cagne (maledette), sceneggiature scritte in stato di lieve incoscienza, interpretazioni “a sentimento” e produttori convinti che l’arte si misuri con lo share: il set è una giungla e René è l’unico ad aver letto il manuale di sopravvivenza.
Ogni tanto ci prova a girare una bella scena. Poi arriva una nota dall’alto. E la scena diventa “più semplice”. Traduzione: più brutta.
La grandezza comica del personaggio sta nel suo equilibrio perfetto tra resa e resistenza. René sa che il sistema è marcio, ma invece di fare il rivoluzionario fa qualcosa di “molto più italiano”: si adatta, borbotta, e prova a salvare almeno l’inquadratura. È un idealista sotto sedativi professionali.
In Boris – Il film tenta la fuga verso il cinema impegnato, adattando La casta con l’entusiasmo di chi pensa di aver finalmente trovato la via d’uscita. Scopre presto che il cinema può essere identico alla televisione, solo con catering migliore e frasi più pretenziose. L’illusione dura meno di una conferenza stampa.
Con Boris 4 torna nel nuovo mondo dello streaming, dove tutto è “contenuto” e niente è davvero contenuto. Cambiano le piattaforme, non le dinamiche: incompetenza travestita da innovazione, compromessi spacciati per strategia. René osserva, sospira, dirige. Sempre lì. Sempre lucido. Sempre un po’ sconfitto.
Nel tempo è diventato un’icona metatelevisiva: il simbolo di chi sa fare bene il proprio lavoro, ma lavora in un sistema che preferisce farlo male. Non è né un eroe tragico né un martire creativo: è un professionista che ha capito tutto e continua lo stesso.
E forse l’ironia più grande è proprio questa: René non vincerà mai. Ma continuerà a girare.
Perché in fondo, anche nel disastro produttivo più totale, c’è sempre una minuscola possibilità di fare una scena buona. E quella, per lui, vale ancora la fatica di dire: “Dai, dai, dai!!!”
Alessandrocon2esse
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