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Marty Supreme (2025) di Jonhdoe1978

⭐4 Febbraio 2026 ⭐

Marty Supreme Interna

Marty Supreme è un film non facile da commentare ed è destinato, per contenuto e modo, a far discutere e, per certi versi, a dividere.
Personalmente, prima mi mettermi a scriverne ho voluto aspettare qualche giorno: avevo bisogno di contestualizzare certi momenti cercando di capire quanto li avevo vissuti e quanto invece solo subiti da spettatore. La soluzione a questo dilemma interiore mi ha portato a capire che il film si mi era piaciuto, ma impressionato no, soprattutto nella parte finale.

Marty Supreme, e questo mi è piaciuto, è un racconto a centro all’ora, pieno di dialoghi voraci, azioni e controsensi. Non c’è mai un secondo dove non succeda qualcosa e questo qualcosa quasi mai da l’impressione di essere superfluo, magari esagerato e in un paio di casi forzato, ma superfluo mai. Ecco, già questa impostazione non è detto sia nelle corde di ogni spettatore, i tempi classici sono altri (e questi si oggettivamente condivisibili, genere a parte), e tende già per se a creare un piacere molto elevato o un affanno nell’attenzione evidente. Personalmente lo ho apprezzato molto soprattutto perché ha permesso a chi lo guardava di vivere la storia come stava vivendo la vita il suo protagonista. Marty è in continua ricerca della sua opportunità e tende a non fermarsi mai ne a riflettere ne a capire il momento o la situazione che gli si pone davanti. Ed è la stessa cosa che fa il film.

Molto più oggettiva la percezione dell’ambito narrativo. Marty Supreme vuole essere la rappresentazione del sogno americano, della possibilità infinita per chiunque di poter sognare e sperare di svoltare sia economicamente che emotivamente. Quello che risulta qui originale è il modo in cui tale contesto vuole essere raccontato e che esce fuori dal classico schema di bontà a cui siamo abituati. Marty è, infatti, un bastardo, un truffatore, uno che si venderebbe tutto per un dollaro e che ferirebbe e lascerebbe sulla strada chiunque per un suo tornaconto senza per questo avere un minimo di rimpianto. E’ una persona che non impara dai propri fallimenti e che anzi tende sempre ad esagerare di più convinto che sia solo quella la strada del successo. Lui il successo non lo cerca è convinto di arrivarci e di meritarlo e tutto il resto si trasforma solo in una conseguenza trascurabile per quanto discutibile. Le sue tracce di umanità si disperdono spesso nella sua rabbia e nella sua auto idolatria continua che lo porta a pensare che tutti gli devono e che tutto è dovuto.

Se uno ci pensa non si potrebbe mai fare il tifo per uno cosi (pensiamo sempre in ambito sportivo a Rocky o a Jim Braddock) e invece, alla fine lo si fa. Lo si fa perché l’avversario sportivo è qualcosa che percepiamo lontano e nemmeno tanto simpatico, lo facciamo perché a lungo andare la sfortuna che lo perseguita diventa più invadente delle sue mancanze e soprattutto, lo si fa perché Timothée Chalamet, un po’ perché la nostra memoria storica di lui ce lo impone e un po’ per il suo modo di interpretare il personaggio, è cosi intenso che a questo ci porta. La sua è evidentemente una prova sopra le righe, ma la capacità che ha dimostrato nel cambiare in corsa la sua recitazione tra la prima e la seconda parte (che poi è il passaggio del personaggio dalla presunzione alla disperazione) mi ha davvero impressionato e me lo rende indubbiamente uno dei migliori di quest’anno. Di certo è stato agevolato da un cast solido e di livello alto, ma lui è stato indubbiamente in grado di stratificare il suo Marty rendendolo per quello che doveva essere: un uomo complesso e scomposto.

La regia, ricordiamo che questo è il primo lungometraggio di Josh Safdie (ha sempre diretto con il fratello Benny) è solida, precisa e soprattutto, consapevole. C’è molta precisione sul senso delle inquadrature e quello che arriva è di uno schema ben preciso e non un inventarsi scena dopo scena. Anche la sceneggiatura regge e da sempre il senso preciso del momento riuscendo a essere incalzante ma non confusa. Sostanzialmente si ha sempre il controllo delle dinamiche che si stanno vivendo e non si perde mai il contesto delle stesse. Anche nei momenti più frenetici si percepisce un’armonia complessiva molto intensa quasi che le parole fossero il modo per tenere ben chiaro il cordone generale. Questa è una riflessione che mi è venuta più volte durante la visione e che non era propriamente facile da ottenere.

Purtroppo e qui veniamo alla mia lunga riflessione che ti ho parlato all’inizio, si perde come tutto il film nella parte finale. So che mi accingo a qualche spoiler ma non c’è altro modo per spiegare il motivo delle mie titubanze. La fine è ingiustificatamente debole sia per motivazione che proprio per morale complessiva. Sostanzialmente ci dice poco o nulla su quello che sarà e/o su quello che potrebbe essere. Certo, ora sappiamo che quella piccola vittoria che poi a livello agonistico poco valore ha, ha sciolto tutti i veli di Marty riportandolo a una dimensione umana e più attinente ai sentimenti e alle passioni, ma poi? Non dico che non mi sia arrivato nulla, ma non regge con tutto il contesto. Magari ci vuole dire che si può vincere in tanti modi e non è detto che la vera vittoria arriva solo con i fuochi d’artificio o i titoli sui giornali, ma lo swicth tra racchette di ping pong sul sedere e abbandonare la compagna o presunta tale in ospedale dall’altra parte del mondo e rinsavire sulle priorità della vita, è troppo repentino e quindi poco empatico. Ecco, mi è mancata l’empatia, la magia del momento, il pugno nello stomaco che di solito la vincita dell’amore sulla materialità dovrebbe avere.

Marty Supreme è stato candidato a 9 premi Oscar (un numero che dopo quello ridicolo di Sinners, un film assolutamente normale, lascia il tempo che trova) e quasi tutte nelle categorie più importanti. Meritate? Si e no. Perché, come oramai si è capito, è si un prodotto assolutamente valido ma per me non cosi valido come ho sentito o percepito in giro. Tanto per capirci e rimanendo nell’ambito Oscar, Una battaglia dopo l’altra, Chalamet a parte, è di uno spessore complessivo nettamente superiore.

Jonhdoe1978

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Marty Supreme

Marty Supreme
7

Valutazione Complessiva

7.0/10

SCHEDA

  • Regia: Josh Safdie
  • Anno: 2025
  • Durata: 150'
  • Genere: Drammatico/Sportivo

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