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Locked – In trappola (2025) di A Sei Mani

⭐7 Marzo 2026 ⭐ Contrassegnato con: Locked - In trappola, Locked - In trappola Recensione, Recensione Locked - In trappola

Locked - In trappola

La scenografia in uno spettacolo è importante, riempie gli occhi e soprattutto, permette in molti casi di ammorbidire l’attenzione sugli attori. Non è un caso, infatti, che chi proviene dal teatro, per definizione privo di una mobilità di forme costante, venga considerato come più pronto a tenere certi tipi di ruoli e/o dialoghi/monologhi. Tutto questo per dire che quando in un film, come in questo caso, si tende a fossilizzare l’ambito di azione, quello che veramente esce fuori è la parte recitativa.
David Yarovesky, regista sconosciuto ai più (ma ha la fortuna di avere dalla sua parte un certo Sam Raimi), ha avuto la fortuna, quindi doppia, di portare dentro questo progetto due attori che per caratteristiche non hanno molto da invidiare a nessuno. Di Anthony Hopkins credo sia superfluo dire oltre (è incredibile come non si sia mai smarrito o lasciato andare, lavorativamente parlando), ma altrettanto vale per Bill Skarsgård, soprattutto per il modo quasi unico di caratterizzazione e cattura attenzione che ha mostrato in questi anni. A questo punto considerando che la maggior parte del film si svolge dentro una macchina (e da qui il discorso iniziale) e la capacità dei protagonisti appena evidenziata e anche confermata, si potrebbe pensare, che Locked, questo il titolo, non potesse non funzionare, e invece, alla fine…non funziona.

Non funziona perché da un certo punto in poi si perde il cuore del problema sostituito da un troppo esasperato archetipo di vendetta. Non funziona perché rendendo itinerante l’azione si affievolisce l’idea stessa del progetto. Non funziona perché la componente affettiva/sociale non sfonda mai lo schermo rimanendo quasi sempre un ideale astratto. E non funziona perché la fine è terribile sia come pensiero che come rappresentazione.

Detto questo, salvo la prima mezz’ora, la prova complessiva dei due e la parte prettamente cruenta, comunque gestita e mostrata con forza e veridicità. Ultimo, e chiudo, vedendo il film o comunque sapendo la trama, non può non venire in mente Locke, mi pare però evidente che siamo su due universi differenti. La magia di quest’ultimo di creare immagini e situazioni questo progetto se la scorda e a conti fatti neanche ci ha provato sino in fondo a farlo preferendo trasformarsi in un ibrido poco empatico e troppo superficiale.

Voto 4.9/10

Jonhdoe1978


Ci sono storie che nascono da grandi avventure e altre che invece partono da un errore minuscolo, quasi banale. Locked – In trappola appartiene a questa seconda categoria: un uomo entra in un’auto pensando di fare un colpo facile e si ritrova invece chiuso dentro una prigione su quattro ruote. Le portiere si bloccano, l’aria sembra diminuire e fuori dal vetro il mondo continua a scorrere come se nulla fosse. Dentro, invece, il tempo si ferma.

L’idea alla base del film è essenziale, quasi teatrale: due uomini, uno intrappolato e uno che controlla tutto dall’esterno, un confronto fatto più di parole che di azioni. È un gioco psicologico che prova a riflettere sulla colpa, sulla punizione e su quel momento preciso in cui una scelta sbagliata può cambiare la direzione di una vita.

Il problema è che, nonostante l’idea funzioni sulla carta, il film non riesce mai davvero ad andare oltre la sua premessa. I personaggi restano tratteggiati appena, come se fossero stati pensati più per far funzionare il meccanismo della storia. Il confronto tra i due protagonisti, che dovrebbe essere il cuore emotivo del film, rimane spesso superficiale e lascia la sensazione che ci fosse molto di più da raccontare.

Così Locked – In trappola resta un film sospeso tra tensione e occasione mancata. L’essenzialità della trama ha un suo fascino, ma alla fine non basta a riempire davvero lo spazio che il film prova a costruire. Quando arrivano i titoli di coda resta l’impressione di aver visto una buona idea che non è stata spinta fino in fondo. Una storia chiusa in un luogo troppo stretto per poter respirare davvero.

Voto 4/10

Mklane


Con Locked – In trappola, David Yarovesky si inserisce nel filone del thriller claustrofobico a spazio unico, quello che da Buried di Rodrigo Cortés a In linea con l’assassino di Joel Schumacher, passando per 127 ore di Danny Boyle e Locke di Steven Knight, ha dimostrato quanto un’idea semplice possa bastare, se sorretta da rigore formale e tensione autentica.

Qui, invece, il meccanismo si inceppa quasi subito. Il punto di partenza non sarebbe nemmeno male: Eddie Barrish (Bill Skarsgård), ladruncolo spiantato e padre inaffidabile ma non del tutto irredimibile, si introduce in un SUV di lusso apparentemente incustodito e scopre di essere finito in una trappola tecnologica orchestrata da William (Anthony Hopkins), proprietario del veicolo e giustiziere da remoto convinto di poter ristabilire da sé un ordine che la società avrebbe smarrito.

Il problema è che Locked sembra continuamente sul punto di diventare qualcosa di più interessante di ciò che poi sceglie di essere. C’è un abbozzo di riflessione sul giustizialismo, sulla frattura di classe, sulla violenza impunita e sulla rabbia delle élite verso i poveri ridotti a scarti urbani. Ma sono spunti lasciati allo stadio di slogan, mai davvero sviluppati. Il William di Hopkins vorrebbe incarnare una versione “high-tech” del vendicatore morale, ma finisce per somigliare a un sadico qualunque che razionalizza il proprio delirio con monologhi di un classismo così scoperto da risultare più grottesco che perturbante.

Per larga parte del film tutto si riduce a Skarsgård chiuso nell’abitacolo, tra urla, tentativi di fuga, scariche elettriche, sete, fame e umiliazioni assortite. L’attore fa il possibile, e la sua prova fisica regge con professionalità un ruolo quasi interamente costruito sulla resistenza del corpo e sulla frustrazione. Anche Hopkins, finché resta voce incorporea, conserva almeno un minimo di ambiguità. Ma quando il film allarga il campo, invece di intensificarsi si sgonfia: la tensione diventa ripetizione, la claustrofobia perde mordente, il confronto verbale si impantana in dialoghi schematici e l’ultimo atto appare incollato a forza, come se il film sentisse il bisogno di uscire dal proprio concept senza sapere davvero dove andare.

Yarovesky prova a nobilitare il tutto con una patina urbana notturna, qualche movimento di macchina elaborato e un impianto sonoro aggressivo, ma la regia non trova mai quella precisione necessaria a trasformare la limitazione in stile.

Ne esce un thriller che chiede molto alla sospensione dell’incredulità, offre poco in cambio e finisce per assomigliare a un Saw impoverito, meno crudele del necessario e meno intelligente di quanto creda.

Resta qualche scena discretamente angosciante e la conferma che Skarsgård sa reggere il centro dell’inquadratura anche da solo. Ma è troppo poco.

Locked – In trappola ha un’idea da film secco e cattivo, e la sciupa in un esercizio meccanico che vorrebbe essere politico, teso, perfino morale, senza riuscire davvero a essere nulla di tutto questo.

Voto 3.8/10

Alessandrocon2esse

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Locked - In trappola

Locked - In trappola
4.2

Valutazione Complessiva

4.2/10

SCHEDA

  • Regia: David Yarovesky
  • Anno: 2025
  • Durata: 96'
  • Genere: Thriller

Interazioni del lettore

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