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Jonathan “Mox” Moxon di Jonhdoe1978

⭐27 Febbraio 2026 ⭐ Contrassegnato con: Jonathan "Mox" Moxon, Jonathan "Mox" Moxon Recensione, Recensione Jonathan "Mox" Moxon

Jonathan "Mox" Moxon Interna

Nome: Jonathan “Mox” Moxon

Segni Particolari: James Van Der Beek

Attività: Adolescente, sognatore

Periodo di attività: 1999

Queste righe non vogliono essere un triste commiato per quello che ritengo, per mille e uno motivi, uno dei miei amici cinematografici più stretti, ma il modo per rendergli in qualche modo omaggio e anche, forse soprattutto, per esorcizzare io la sensazione strana che continua a invadermi dal giorno della sua scomparsa. Escludendo ovviamente Dawson Leery, che inutile nasconderlo è il motivo di tanta visceralità (magari un giorno farò un approfondimento sul motivo), ho pensato a qualche personaggio che James Van Der Beek ha interpretato e che in qualche modo, cosa più importante, ne ha incarnato l’anima. Quando poi mi è comparso un suo video recente con la maglietta di Moxos, ne sponsorizzava il ricordo, i dubbi sono spariti e il protagonista di quel film tanto anni novanta di Varsity Blu è diventata la soluzione al mio dilemma.

Jonathan “Mox” Moxon è proprio l’emanazione di tutto quello che pensiamo di James che poi era l’emanazione di quello che Dawson Leery ci aveva dato: un bravo ragazzo, un adolescente/uomo in evoluzione, tanti dubbi, voglia di emergere, amare nel giusto modo e soprattutto, la capacità di sognare oltre ogni cosa. E’ chiaro che la percezione di questo personaggio è diversa se contestualizzata al fattore tempo. Nel 1999 Dawson’s Creek doveva ancora uscire in Italia e il film voleva essere una sorta di soffice carezza alle speranze giovanili e al fatto che tra mollare e capire la differenza non era cosi enorme. Poi ovviamente, per chi l’ha visto è diventato lo scivolo di quello che vedremo (anche se in America nel 1999 si era nel pieno di Dawson e quindi era chiaro quello che si voleva da James). Visto, invece, solo ora per la prima volta credo che perda molto del senso stesso di quello che voleva dare, si smarrisce l’aura del personaggio, soffocato dalla sensazione attuale e quindi privo della leggerezza del momento. E poi esiste la terza via, quella che mi appartiene: l’averlo visto all’epoca (magari un paio d’anni dopo) e poi ora. Ed ecco che qui si crea un’alchimia strana e quindi l’essenza del motivo e della voglia di dedicare qualche riga a questo personaggio.

Messa in questa terza ipotesi, infatti, Jonathan Moxon si trasforma in una specie di coccola temporale con la quale fare i conti e, in molti frangenti, appunto, fermare il tempo. La mente certo, lo contestualizza ma allo stesso tempo trova una sorta di idealizzazione che te lo fa arrivare ancora per quello che era: un inno a tutte le speranze della vita. Poca paura della diversità, pochissimi retropensieri e la sensazione che qualcosa di sicuro e bello non solo è successo ma ancora possa succedere e questo al di la dell’età e del vissuto. Non posso dire che si ritorna ragazzi ma se ne risente l’odore e la trasposizione (almeno dal mio punto di vista e di età, sono praticamente dello stesso anno di James) al presente non è cosi pressante tanto da poterne cavalcarne ancora l’essenza e il messaggio. Lo sport si attorciglia alla vita e la vita si stringe alle sensazioni e questa è una cosa che non si perde, magari cambia, ma rimane come concetto e predisposizione. Messa cosi può sembrare un’iperbole, ma è proprio quello che deve essere e che serve, per primo a me, per spiegare il fenomeno Van Der Beek e quindi, di conseguenza Moxos.

Il video a cui mi riferivo all’inizio è del novembre 2025 e voleva essere il modo, con la scusa dei 25 anni, per lanciare la linea delle magliette di Football firmate dall’attore. Il fine era chiaro, ma l’effetto non lo è stato. Mentre infatti l’intenzione era avere un ritorno da donare per la ricerca, il secondo è stato di far riscoprire gli albori dell’attore e per certi versi la sua essenza. James Van Der Beek, infatti, aveva un’aura chiara e questo è stato probabilmente il suo successo e il suo limite. Moxos aveva le stigmate di Dawson e tutti e due quella del suo interprete. Un essere probabilmente fuori tempo, i sognatori hanno fatto e faranno sempre un po’ più di fatica, ma che è riuscito nel meraviglioso intento di contestualizzare il tempo rendendo qualche attimo immortale e circolare. Esattamente come l’ultima immagine di Moxos perso tra un momento indimenticabile e un ricordo che ne ha condizionato passato, presente e futuro.

Jonhdoe1978

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