
Prima che Rocky diventasse il film capace di cambiare la sua carriera, Sylvester Stallone era un attore quasi invisibile nel sistema hollywoodiano: pochi soldi, molti rifiuti e una sceneggiatura in cui credeva più di ogni altra cosa.
Quella storia parlava di un pugile sconosciuto in cerca di un’occasione, ma in realtà somigliava moltissimo alla sua vita.
In quel periodo incontrò Henry Winkler (conosciuto sul set di The Lords of Flatbush di Martin Davidson e Stephen F. Verona), già lanciato verso il successo grazie al ruolo di Arthur “Fonzie” Fonzarelli nella serie Happy Days. Winkler avrebbe potuto passare oltre, invece si fermò ad ascoltarlo. Quando Stallone gli raccontò il progetto, intuì che dietro quelle pagine c’era qualcosa di autentico.
Lesse la sceneggiatura e decise di aiutarlo, mettendolo in contatto con la sua agente, Jackie Lewis. A lei avrebbe detto: “Questo ragazzo ha qualcosa di vero.”, aggiungendo: “La sceneggiatura è grezza, ma potente. Devi leggerla.”
Da quel passaggio nacque l’incontro con i produttori giusti. Gli studios volevano un nome famoso per interpretare Rocky Balboa, ma Stallone rifiutò di vendere il copione senza essere protagonista.
Alla fine vinse la sua ostinazione. E Henry Winkler, senza cercare meriti pubblici, fu uno dei primi a vedere il campione prima ancora che salisse sul ring.
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