
Oggi Danny Trejo è uno dei volti più riconoscibili del cinema action, con oltre cento film all’attivo e una presenza costante tra Serie TV e videoclip. Ma prima di diventare un’icona dal volto segnato e dallo sguardo implacabile, la sua vita era tutt’altro che hollywoodiana.
Cresciuto in un contesto difficile, iniziò a fare uso di droghe in giovanissima età, finendo presto in un vortice di dipendenze che lo portò ripetutamente in carcere, soprattutto per reati legati allo spaccio. Proprio dietro le sbarre scoprì una disciplina che gli avrebbe cambiato la traiettoria: la boxe.
Forte di un talento nato nelle risse di strada, vinse diversi tornei tra detenuti, guadagnandosi rispetto e notorietà.
Durante una delle sue detenzioni conobbe lo scrittore Edward Bunker. Anni dopo, nel 1985, una volta uscito definitivamente di prigione e avviato in un percorso di recupero, Bunker lo coinvolse come consulente per alcune scene di pugilato nel film A 30 secondi dalla fine di Andrej Končalovskij. Il compenso era modesto (circa $350 al giorno), ma il suo volto colpì il regista, che gli offrì una piccola parte.
Da quel momento, Trejo non si è più fermato.
Per lui il cinema è stato molto più di un lavoro: è stata la prova concreta che anche le seconde possibilità possono diventare leggenda.
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