
Terzo e ultimo capitolo della splendida trilogia “before”.
Sono passati nove anni da Parigi, Jesse si trova all’aeroporto dove Hank, figlio avuto con la ex-moglie, sta per fare ritorno negli Usa, dopo aver passato l’estate con lui. Al di fuori dell’impianto, dentro una macchina, ci sono le sue due gemelle che dormono e, appoggiata allo sportello la madre di queste, Céline. Entrano in macchina e cominciano a parlare.
Before Midnight si discosta dai primi due capitoli per struttura, colonna sonora e contenuti.
Per la prima volta, almeno nella parte iniziale, non sono solo loro i protagonisti assoluti, li troviamo così a dialogare e confrontarsi con altre persone, e non necessariamente insieme. E’ come se Linklater abbia voluto iniziare con una frattura narrativa, comunque quasi del tutto inaspettata. La prima scena del film, infatti, si svolge all’interno della macchina, sulla falsa riga del Tram del primo e nel Taxi del secondo, e, anche se non risultava essere una scena determinante come le altre due, sembrava essere un approccio di continuità agli altri capitoli.
Credo sia impossibile scindere questo film dal contesto della trilogia, molte cose non avrebbero senso oppure avrebbero un senso diverso. Il filo dei loro discorsi segue inevitabilmente quello che è stato e anche l’emozione e il coinvolgimento dello spettatore non può essere lo stesso.
E’ sicuramente il film più intimo e introspettivo dei tre. Jesse e Céline man mano che passano i minuti si spogliano completamente, lasciando trasparire virtù, difetti e debolezze.
La loro alchimia è intatta, il tempo non l’ha scalfita, così come la loro voglia di confrontarsi, raccontarsi o ironizzare su di loro.
Certo il loro livello di incontrarsi è diverso, quasi più terreno direi. L’aver incentrato questo ultimo capitolo sui problemi e le difficoltà della vita di coppia e della vita in genere è stato corretto, un’evoluzione naturale dei personaggi, rendendoli ancora più reali e più vicini.
Intensa ed avvolgente la passeggiata che li porta dalla residenza estiva all’hotel, per la loro piccola fuga d’amore. Le bianche strade greche fanno da cornice a un crescendo emozionale continuo fra il ricordo e il presente. Il loro parlare si fa sempre più incalzante, con i dubbi, le incertezze e la paura di non farcela, che raggiunge il suo culmine all’interno della stanza. Qui pian piano si allontanano mostrando la loro parte più fragile, più sensibile, ma l’impressione è che sia solo un modo per ritrovarsi e stringersi ancora di più, tant’è che a quel “non ti amo più” non ci ha creduto proprio nessuno. E il modo di cancellarlo, tramite la finzione dell’uomo del futuro è stata l’ennesima perla che Jesse e Céline ci hanno regalato.
A livello interpretativo Before Midnight è sicuramente il migliore. Ethan Hawke e Julie Delpy hanno una padronanza scenica non indifferente, mostrano le emozioni senza strafare, nel modo giusto. Nei dialoghi si incastrano perfettamente, con un tempo persino superiore rispetto ai primi due capitoli. L’impressione è sempre la stessa, è evidente la passione che hanno per i personaggi, come li sentono e li vivono.
Splendida la canzone che accompagna tutta la pellicola, The Best Summer of My Life, ha la delicatezza e il trasporto giusto per il tipo di film, aggiungendo ancora più poesia a un qualcosa già di per se magico.
Senza ombra di dubbio questa è una delle migliori trilogie mai scritte. Il livello e il coinvolgimento è stato pressochè lo stesso in tutti e tre i film, non cadendo mai nel banale o nel ripetitivo, ma anzi adeguandosi ai tempi rappresentati. Ha toccato tre generazioni e tutte allo stesso modo…emozionando.
Jonhdoe1978
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