
Sono in difficoltà.
Sono in difficoltà perché non capisco come due grandi signori del cinema mondiale come Alex Garland e Danny Boyle abbiamo acconsentito di cedere un capitolo cosi importante di questo progetto a una regista, Nia DaCosta, che ha diretto 5 film e nessuno di questi almeno sufficiente.
Sono in difficoltà perché non mi capacito come lo stesso Alex Garland abbia potuto scrivere uno script cosi intermedio senza avere l’assoluta certezza che ci sarà un terzo (quinto) conclusivo film.
Sono in difficoltà perché in 110 minuti per la prima volta da quando seguo questo franchise non c’è stata una singola scena adrenalinica, facendo, ed è quasi un’eresia, far rimpiangere sotto questo punto di vista addirittura 28 Settimane dopo.
Sono in difficoltà perché in un mondo devastato dagli zombie non si può parlare solo e soltanto delle deviazioni umane, peraltro rappresentate da pochissime persone, che si sono un fattore ed anche importante e interessante, ma non il cuore assoluto della questione.
Sono in difficoltà perché è vero che una delle mie più grandi aspirazioni di genere è che si potesse trovare una sorta di cura, ma il modo rappresentato qui è veramente fuori scala, o almeno fa perdere proprio il senso dell’evento.
E alla fine sono in difficoltà perché in mezzo a questo deserto c’è un Ralph Finnes meraviglioso e una fine che riesce, per ricordo e intenzione, a scatenare la curiosità.
28 anni dopo è un film pieno, capace, a tratti travolgente. Boyle e Garland sono riusciti a riprendere in mano un progetto che sembrava andato per poi restituircelo addirittura potenziato. Proprio questo mi aveva portato a pensare (e nella recensione corrispondente l’ho scritto) che ormai il difficile era fatto (riniziare) e proprio la presenza di Garland era l’assicurazione sulla solidità dell’altro o degli altri film. Vista sotto questo aspetto, la delusione per Il tempio delle ossa è stata enorme.
Sinceramente, esclusa la regista, ma non credevo che avrebbe potuto fare danni devastanti, cosa che poi non ha fatto, non avevo proprio sentore di fallimento o almeno non cosi come poi me lo sono ritrovato. Se chiudo gli occhi veramente vengo invaso dalla povertà di contenuti di questo capitolo, quasi che si trattasse di un mini spin off di quello che abbiamo visto e che (forse) vedremo. Del mondo smisurato, aperto e pericoloso di 28 anni dopo ci è rimasto solo un gruppo di giovani esaltati (di un numero peraltro esiguissimo) e la lucida follia di uomo perso nella tempesta di quest’epoca. Dove sono i gruppi? Dove sono le orde? Dov’è Jamie e il suo villaggio? Dov’è il giorno e la notte? Dove l’angoscia, la distruzione e il senso soffocante della provvisorietà? E soprattutto, dove sono gli zombie? Tutte domande che durante la visione continuano a rimbombarti in testa e che si smontano (la speranza rimane accesa sino alla fine) solo nell’ultima parte dove l’incredulità prende il sopravvento e quello che ti rimane è un enorme amaro in bocca, almeno sino agli ultimi secondi.
Come detto, questi in qualche modo giocano con i ricordi e la morale complessiva e hanno l’incredibile effetto di scuoterti togliendoti quel saporaccio che sino ad allora avevi avuto. E’ una paraculata? Decisamente si, ma senza questo progetto sarebbe stato devastante per l’inconsistenza.
Oltre questo, e sempre come detto nella lunga prefazione, l’unica luce del film è la prova di Finnes: magnetica. Per carità, non riesce e non poteva sconvolgere l’andamento della percezione degli eventi, ma almeno è riuscito a darci quel senso angosciante e rassegnato tipico di un momento del genere.
Il tempio delle ossa è passato al cinema come un’onda passa d’inverno su una piccola costa: senza lasciare traccia. All’inizio non capivo perché, il primo film era di livello assoluto, ma poi ho pensato come il genere zombie è per definizione di nicchia e se quella nicchia la intacchi subito di dubbi ecco che diventa per pochi intimi. I primi andati non hanno lasciato feedback positivi e ecco che l’oggi è diventato domani e poi evidentemente il mai.
Ora il punto è un altro: ci sarà il terzo film? La risposta a questa domanda farà tutta la differenza del mondo. Non ci fosse cadrebbe tutto il castello e anche 28 anni dopo si trasformerebbe in un gioiello bello solo per una notte. Se, invece, e io ovviamente mi auguro di si, ci sarà non dico che potremmo in qualche modo accettare (sarebbe troppo) questo brutto intermedio, ma sicuramente il sapore complessivo potrebbe essere diverso e forse bellissimo. Certo, le premesse per la risoluzione al problema virus per il momento non mi convince per nulla, ma se c’è una persona che può da questo argomento tirare fuori un coniglio dal cilindro, quello è Garland. Ovviamente, è necessario anche cambiare il manico (continuo a ritenere questa scelta proprio un salto di qualità e capacità verso il basso) e solo Boyle, anche solo per la costante voglia di uscire dagli schemi consueti che ha, può davvero ricreare quella meravigliosa tensione da attesa ed eventi.
Non rimane che aspettare, seppur con molti dubbi in più rispetto a un anno fa.
Jonhdoe1978
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